Religioni e Sette nel mondo Volume 17, Anno 5, Numero 1: Scienza e Fede

 

 

                                                  La Spezia, 11 maggio 2000

 

 

                    Fede, magia, scienza: quali confini?(1)

 

 

                               SCIENZA E VERITA`

 

 

1) Introduzione.

 

 

I confini dell'oggetto dello studio della scienza sono quelli del mondo che cade

sotto i nostri sensi, potenziati dai nostri esperimenti, come è ovvio ora ma

come non lo era al sorgere della scienza(2). Per questa ragione tralascierò, se

non per un accenno finale, il tema della magia intesa come ricorso a "forze" od

"entità" soprannaturali, e mi limiterò prevalentemente ai cosiddetti fenomeni

paranormali.

 

 

Cosa risponde allora la scienza agli interrogativi posti da un eventuale mondo

paranormale? Le domande sono due:

 

 

II) La scienza ufficiale, cioè quella riconosciuta dalla comunità scientifica

internazionale, ha studiato questo mondo paranormale ed a quali conclusioni è

giunta?

 

 

II) La scienza è in grado di dare effettivamente una risposta o deve ritirarsi,

almeno per ora, e lasciare solo al futuro un'eventuale risposta, se mai ci sarà?

 

 

La risposta alla seconda domanda è la più importante, perché è da essa che

dipende la credibilità o meno di ogni discorso su questo e su qualsiasi

argomento. Troppe volte infatti i dibattiti si riducono a semplici affermazioni

senza che si voglia indagare sulla loro verità, o, meglio, sulla capacità di chi

parla di potere dire la verità!

 

 

L'atteggiamento comune nei confronti della scienza è spesse volte schizofrenico,

cioè presenta una divisione antitetica in due convincimenti che si escludono a

vicenda e che però convivono senza che ce ne rendiamo conto pienamente.

 

 

Abbiamo spesso una fiducia illimitata nella scienza, molto maggiore di quella

che hanno gli uomini di scienza stessi. Una delle vecchie massime diceva che "la

scienza è una dotta ignoranza che conosce sé medesima": la scienza educa

all'umiltà(3) delimitando con rigore i suoi limiti. Oggi invece, incoraggiati

dai tanti successi ottenuti, molti ritengono che ciò che non è stato ancora

trovato lo sarà di sicuro domani.

 

 

In modo del tutto contrastante siamo però anche talmente scettici che riteniamo

che la scienza - ed ogni giudizio umano - sia sempre così debole da non potere

dare nessuna risposta conclusiva, e molte volte non riconosciamo validi i

giudizi dati dalla scienza ufficiale quando contrastano con le nostre

convinzioni irrazionali, e perciò spesso più amate...

 

 

Se ci pensiamo bene, questo è ritenere che la scienza non abbia un "accesso al

vero", è cioè ritenere che la scienza possa solo dare una rappresentazione del

mondo che può essere utile, dopo tutto, solo per il progresso tecnico, senza

però che questa rappresentazione possa giungere alla verità, che resta

inaccessibile all'indagine umana, soprattutto se scientifica. Qualche chance in

più - a volte, ma solo a volte - viene forse data da alcuni umanisti alla

filosofia(4).

 

 

2) I risultati della scienza.

 

 

La scienza ufficiale, quella delle università e dei laboratori di ricerca

internazionali, a dire il vero non si è mai molto occupata dei cosiddetti

fenomeni paranormali. Forse è stato venire meno ai doveri verso la società,

visti i non pochi e non trascurabili danni prodotti dai cultori del paranormale

nelle coscienze dei più deboli. La labilità degli indizi dei fenomeni

paranormali posta di fronte alla solarità dei veri dati sperimentali ha tenuto

lontano l'interesse della comunità scientifica.

 

 

Uno degli assiomi del metodo scientifico è la possibilità di riprodurre gli

esperimenti da parte di chiunque ne abbia i mezzi tecnici. I fenomeni

paranormali sfuggono a questa richiesta, anzi spesse volte gli insuccessi

vengono attribuiti alla presenza degli scettici e degli increduli che

altererebbero i risultati con la loro sola "presenza negativa". Con questi

presupposti il dialogo tra la scienza ed i cultori del paranormale diventa

subito molto arduo. Non si vede perché non bisogna usare per questi presunti

fenomeni la stessa metodologia severa che si osserva nello studio di qualsiasi

altro evento.

 

 

La scienza è attratta irresistibilmente dai fenomeni chiari e non ancora

spiegati(5); ma quando è difficile stabilire se il fenomeno c'è veramente e

bisogna addirittura discutere con chi vuole essere spesso creduto solo sulla

parola, il campo è talmente sfuggente e presenta tali rischi di inganno che

l'interesse è forzatamente poco.

 

 

Non sembri superbia o fuga da una realtà scomoda, è invece una totale

impossibilità di dialogo tra mondi che hanno impostazioni e leggi opposte.

Quelle della scienza si possono riassumere nella necessità di convincere tutta

la comunità scientifica con la forza dell'evidenza, sia sperimentale che

logico-matematica; e la già ricordata riproducibilità passo per passo dei

controlli ne è quindi uno dei fondamenti essenziali, mentre è proprio questo il

punto debole di quanti sostengono l'esistenza dei cosiddetti fenomeni

paranormali.

 

 

Sono stati tentati alcuni studi, ma spesso da chi era già forse troppo ben

disposto: l'uomo di scienza deve essere certamente aperto verso ogni novità, ma

la sua metodologia lo rende profondamente scettico ad avallare le conclusioni, e

deve essere come conquistato a forza da un risultato innegabile. Anche nella

fisica stessa, la più severa delle discipline scientifiche, vi sono stati casi

di uomini ragguardevoli(6) che hanno voluto vedere un fenomeno fisico in cui

credevano già, e ci sono a loro dire riusciti, salvo il fatto che il fenomeno

non c'era proprio! Ma in questi casi abbastanza rapidamente la comunità

scientifica ha trovato l'errore(7). L'unione di credulità, autosuggestione,

forzatura dei risultati e, purtroppo, anche di malafede, ha portato a risultati

totalmente fuori dalla realtà.

 

 

Quanta malafede esiste? E quanta autosuggestione? Ed anche quanta incapacità di

preparare gli esperimenti adatti o di saper leggere il risultato? Non è così

facile, soprattutto quando non ci si trova di fronte ai fenomeni naturali, che

sono dopo tutto semplici anche quando non ne si conosce la spiegazione, ma si ha

a che fare con l'uomo e con quanto esso produce.

 

 

Il problema cruciale è proprio la capacità di preparare gli esperimenti adatti e

di saper leggere il risultato. I risultati migliori nell'indagine dei fenomeni

paranormali sono stati ottenuti dal canadese James Randi (8), un prestigiatore

professionista di fama internazionale, che ormai da cinquanta anni oltre alla

propria professione si dedica anche, in modo veramente scientifico e

collaborando con la scienza ufficiale, a svelare i trucchi o le autoillusioni

che si nascondono dietro i presunti fenomeni paranormali.

 

 

Non deve sembrare strano che i risultati migliori siano stati ottenuti da un

prestigiatore professionista prestato alla scienza, perché per capire i trucchi

di un illusionista ci vuole un altro illusionista. Di solito gli uomini

provenienti dalla scienza che hanno provato ad indagare anche con sincerità, ma

da soli, sono falliti perché erano abituati a studiare solo la natura, nella

quale non c'è né autosuggestione né frode più o meno consapevole. Se guardiamo

un prestigiatore, di solito non riusciamo a scoprirne i trucchi, soprattutto se

questo si impegna a nasconderceli.

 

 

Il codice d'onore dell'illusionista è la famosa frase "il trucco c'è, ma non si

vede", cioè l'affermazione che non c'è nulla di magico, ma solo una grande

abilità. Affermare che c'è qualcosa di magico è contraddire questo codice, e ciò

non può non suscitare l'interesse e la sfida di un vero ed onesto prestigiatore

come James Randi.

 

 

Da pochi mesi è stato pubblicato in italiano un suo magnifico libro che riassume

le sue indagini. Il titolo è tutto un programma: "Fandonie"(9), ed ha la

prefazione di Piero Angela, lo stimato giornalista italiano che collabora da

tempo con Randi. E` un libro semplice e prezioso, a volte brutale nella sua

chiarezza, come ammette l'autore (10); ma è necessario essere duramente chiari

quando si ha di fronte un mondo sfuggente che rifiuta un confronto serio e che

per tanti diversi motivi, che vanno dalla autoillusione alla malafede, carpisce

la buona fede di tanti.

 

 

Randi ha incontrato sia persone che veramente credono di possedere facoltà

paranormali sia persone che ritenevano di potere imbrogliare con i loro trucchi,

e tutti coloro che hanno accettato i controlli sono stati smentiti. Ce n'è un

campionario veramente interessante. Un discorso a parte poi è per i troppi

giornalisti che per fare notizia divulgano in modo acritico qualsiasi notizia

(11) sul paranormale, operando così una disinformazione fraudolenta nei

confronti del pubblico(12).

 

 

Ce n'è per tutti. Si va dal triangolo delle Bermude, dove si analizzano gli

incidenti "misteriosi": di molti se ne spiegano le cause e molti altri -

spiegabilissimi - si verifica che sono invece avvenuti a migliaia di chilometri

di distanza dal "triangolo", per esempio nell'Atlantico settentrionale, ma per i

giornalisti del sensazionale va bene tutto per fare notizia, agli oroscopi

scambiati volutamente e dati a persone credulone che li riconoscevano egualmente

"veri"(13); dai finti guaritori ai finti indovini; dai rabdomanti che non

riuscivano a trovare l'acqua quando erano sottoposti a procedure di controllo

serie(14), anche se l'acqua era vicinissima ma nascosta, ai fisici che credevano

nei fenomeni paranormali e che venivano gabbati da finti sensitivi che erano

prestigiatori collaboratori di Randi, dimostrando così che chi non è un

illusionista è indifeso di fronte ad un illusionista che lo voglia ingannare: ci

vuole uno del mestiere!

 

 

Tra le vittime più illustri c'è anche Uri Geller. Randi ha riprodotto con metodi

di illusionista gli stessi fenomeni ottenuti di Geller, e lo ha sfidato a

cimentarsi sotto controllo, sfida che non è stata raccolta.

 

 

Già, perché è proprio una sfida, con tanto di posta. Con un modo di fare

veramente americano, per avvalorare la propria ricerca Randi ha messo una posta:

chi riuscirà a dimostrare in modo inequivocabile un qualsiasi fenomeno

paranormale, vincerà un premio che all'inizio era di 10 mila dollari, e che con

il tempo è salito a 1 milione e 100 mila dollari statunitensi, più di due

miliardi di lire. Nell'appendice del libro sono riportati i termini della

scommessa e gli indirizzi, anche italiani, a cui rivolgersi. Ad essi rinvio

chiunque sostenga di avere facoltà paranormali o di conoscere qualcuno che le

ha.

 

 

Fino ad oggi nessuno ha mai vinto niente di niente. I sedicenti veggenti più

famosi si sono tenuti lontani, i più sprovveduti hanno fatto fiasco. Nessuno è

riuscito a passare i controlli severissimi e veramente scientifici posti dalla

Fondazione di Randi. Non sono state provate neppure la telepatia, la

preveggenza, la levitazione e la telecinesi, che pure godevano di un certo

credito presso qualcuno; ed i centri che erano stati aperti da qualche

università credulona per studiare tali fenomeni sono stati chiusi.

 

 

La sfida è aperta, anche se la poca esperienza che mi sono fatta mi dice che è

impossibile convincere chi si vuole illudere!

 

 

3) Validità del giudizio scientifico.

 

 

Ma la realtà è più grande della nostra conoscenza? O, meglio, quanto è più

grande della nostra conoscenza? «Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio,

di quante se ne sognano nella vostra filosofia (15)», ci ammoniva Shakespeare,

ma sono passati quattro secoli. La scienza muoveva allora i primi passi, ora il

quadro è molto cambiato.

 

 

Può sembrare urtante questo atteggiamento della scienza, duro e quasi senza

appello. Può sembrare addirittura antiscientifico, perché sembra chiuso al

nuovo: non è successo troppe volte che il mondo accademico abbia misconosciuto

la realtà? L'«eppur si muove», che Galileo probabilmente non ha mai detto, non

rimane comunque a monito di chi è troppo sicuro di se stesso?!

 

 

Sarebbe proprio la scienza, che ci ha insegnato l'umiltà, la prudenza nella

valutazione di noi stessi e la disponibilità ad accogliere il nuovo, quella che

ci farebbe dimenticare l'umiltà e vestire l'orgoglio di chi si arrocca su

posizioni preconcette?

 

 

In questione è il fondamento ed il valore della conoscenza scientifica. E` già

stato ricordato il dualismo della valutazione della scienza nel pensiero comune:

fiducia illimitata nel futuro e scetticismo sulla validità dei risultati già

raggiunti. La parola "verità" fa ormai paura nel mondo di oggi frastornato da

tante disillusioni, e la moda è quella di consolare la nostra insicurezza con la

negazione della verità. Il «che cos'è la verità? (Gv 18,38)» di Pilato di fronte

a Cristo può essere il "manifesto ideologico" del tempo odierno.

 

 

Non è sbagliato un nostro atteggiamento di grande cautela, non però del tipo di

quello di Pilato, che, a parte il non riconoscere Gesù, rifiuta la stessa

possibilità di giungere alla verità. Bisogna però vedere a quali conoscenze si

applica questo iniziale scetticismo. La scienza soffre meno questo dubbio. Il

grande pubblico, non conoscendo la metodologia della scienza, fa fatica a

comprendere il valore delle sue risposte.

 

 

In passato gli antichi (salvo poche eccezioni) facevano solo osservazioni

esterne al fenomeno e cercavano di inquadrare la natura in considerazioni

generali prive di vero fondamento. Al tempo di Galileo nacque invece il metodo

sperimentale, che è interrogare con esperimenti la natura variando le condizioni

in cui avviene un fenomeno per vedere come variano i risultati (16), formulare

poi teorie che forniscono una descrizione quantitativa e matematica, almeno per

la fisica(17), e confrontarne quindi le previsioni con i risultati sperimentali

da spiegare. La conoscenza della natura divenne così reale, e distrusse la

pseudoscienza precedente, scardinandone i fondamenti, pur se i ponti romani e le

torri medievali testimoniano la grandezza di quella che era però solo tecnica.

 

 

In questo modo però divenne possibile costruire sui risultati precedenti, anche

quando si presentarono problemi quasi rivoluzionari, come all'inizio del

Novecento quando lo studio dell'Elettromagnetismo e della Fisica microscopica

innescarono la Teoria della Relatività (corpi con velocità prossime a quelle

della luce) e la Meccanica Quantistica (corpi delle dimensioni atomiche).

 

 

La nuova Fisica del Novecento, quando allargò i confini della conoscenza, non

distrusse la Fisica Classica, quella di Galileo e di Newton, perché questa era

vera scienza. Alle condizioni estreme delle velocità vicine a quella della luce

o dei corpi di dimensione atomica avvengono fenomeni che possono essere spiegati

solo con le nuove teorie, ma per il mondo quotidiano la Fisica Classica fa

predizioni praticamente esatte, e la Relatività e la Meccanica Quantistica danno

risultati che differiscono per quantità che sono ben più piccole di ogni errore

sperimentale del mondo macroscopico.

 

 

Analogamente, se un giorno vi saranno correzioni alla Fisica odierna, possiamo

ragionevolmente supporre che riguarderanno ambienti estremi, come il mondo delle

particelle elementari o degli eventuali buchi neri, nei quali gli stessi nuclei

atomici verrebbero disgregati; ma senza scardinare più la scienza precedente,

poiché quello che la scienza ha compreso del mondo non è solo un'ipotesi che può

essere rovesciata dalle fondamenta, ma è un reale accesso al vero. E` questa la

ragione per cui il progresso scientifico diventa sempre più rapido: di volta in

volta si costruisce senza dovere ritornare indietro e ricominciare sempre da

capo.

 

 

Non dobbiamo vergognarci di parlare di accesso al vero. La differenza vichiana

(18) tra "certo" e "vero" è preziosa per capire il rapporto tra scienza e

verità.

 

 

La verità, l'essenza metafisica se si vuole, resta difficile e forse anche

impossibile per l'uomo: l'uomo di Fede può dire che è nota a Dio, e forse solo a

lui. Ma la conoscenza dell'uomo giunge effettivamente alla certezza dei

risultati che ottiene, certezza che è sì solo una parte della verità, ma ne fa

veramente parte, e quindi non può venire distrutta da un'indagine successiva.

 

 

La scienza ha un accesso al vero, è dunque vera conoscenza! La scienza ha

diritto di emettere la sentenza su ciò che i cultori del paranormale le

presentano, e la sentenza è rigorosamente di condanna: questi fenomeni non

esistono.

 

 

Nel "Galileo" di Brecht (falso storico ma godibilissima pièce teatrale) gli

pseudo-aristotelici si rifiutano di guardare nel telescopio perché nella loro

fisica non c'è posto per i satelliti di Giove. In verità non è andato proprio

così: solo Galileo, genio qual era, era in grado di capire qualcosa guardando

nei telescopi dell'epoca. Prendendo però il racconto di Brecht come

un'allegoria, chi è che si rifiuta di guardare nel telescopio e non accetta i

risultati degli esperimenti? E chi ricopre il ruolo di Galileo, che invece

guarda sul serio nel telescopio, accettando in pienezza il giudizio degli

esperimenti?

 

 

4) Lo "scettico" e la Fede cristiana.

 

 

Dopo tutta questa esaltazione della conoscenza scientifica, quale spazio rimane

alla Fede ed a quel mondo al di là della natura tangibile che ne costituisce

l'oggetto? Non è il tema principale di questo incontro, ma mi sembra necessario

fare una breve digressione finale per rendere conto della mia posizione, e dovrò

oltrepassare i confini dell'oggetto dello studio della scienza.

 

 

La scienza si può inchinare solo di fronte alla trascendenza che non fa violenza

alla ragione. Può cioè riconoscere la trascendenza, ed un mondo che dice di se

stesso di superare qualitativamente quello che l'uomo può sperimentare

personalmente e direttamente, quando la trascendenza non obbliga la ragione

umana a smentire se stessa.

 

 

Quando qualcuno afferma di potere produrre fenomeni in questo mondo, bisogna o

che li provi o che taccia. Quando qualcuno afferma invece di essere inviato dal

mondo trascendente, la nostra ragione umana deve esaminarne la credibilità

confrontando il fondamento del messaggio con la conoscenza umana e la sua

autoconsistenza logica.

 

 

La Fede ebraico-cristiana, a differenza delle credenze umane e, mi si perdoni,

delle altre religioni, non chiede agli uomini di credere in ciò che urta la loro

ragione, che anzi esalta, vedendola come immagine e somiglianza di Dio (Gen

1,26-27). La verifica non è nel mondo sensoriale, ma in quello trascendente, che

noi possiamo cogliere alla fin fine solo nella persona di Cristo.

 

 

Al di là di questioni minori o delle incongruenze pratiche, anche gravi e

dolorose, dovute alla peccabilità umana dei Cristiani, nell'impianto teologico

cristiano-cattolico non vi sono crepe, e tutto si riconduce alla sola risposta

alla domanda fatta da Gesù: «Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15)».

 

 

La ragione ci libera dagli infiniti idoli del mondo e dai falsi profeti,

facendoci riconoscere la loro inconsistenza, ci fa giungere all'assolutezza di

questa domanda, e ci lascia così, liberati dal mondo, soli (19) di fronte a

Cristo Signore, liberi di potere ricevere il dono della Fede: «Né carne né

sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. (Mt 16,17)»(20).

 

 

La profonda logicità interna del cristianesimo, la sua plausibilità nei rapporti

con il mondo sensoriale, la grandezza del suo messaggio spirituale e morale sono

valori di solito molto apprezzati nel mondo scientifico, nel quale, almeno nei

paesi di confessione cattolica, la percentuale dei praticanti è decisamente - e

sorprendentemente per alcuni - superiore alla media.

 

 

La scienza, conscia della propria capacità di accesso al vero, respinge ciò che

non è degno della ragione umana, e, resa umile dalla conoscenza altrettanto

ferma dei propri confini, ci tiene lontano dalla ` y' b r i s [hybris], che è la

superbia che l'uomo rivolge verso Dio quando tenta di ridurlo alla propria

misura(21).

 

 

In questa ottica non si può negare del tutto la presenza di quel mondo

trascendente che chiamiamo "magia" e dei suoi effetti su di noi, ma in assenza

di ogni dimostrazione plausibile di capacità "superiori" insite nella sola

realtà umana e data l'incompatibilità delle pratiche magiche con la Fede(22),

ogni eventuale "magia" non potrebbe che venire da quel principe di questo mondo

che mai potrebbe accettare un controllo serio, perché provare se stesso

significherebbe provare anche Dio!

 

 

Infine, quando la Chiesa propone la possibilità dell'ingresso del trascendente

nel nostro mondo attraverso quelli che chiamiamo miracoli, è la prima a chiedere

con totale apertura l'ausilio dell'indagine scientifica più severa, lasciando

comunque sempre libere le coscienze(23). E` poi da sottolineare la totale

gratuità ed imprevedibilità(24) di tali miracoli, mai dati per volontà di

potenza, ma sempre solo come segni della misericordia divina. Questa

impostazione è accettata anche da Randi(25), almeno nel senso che la Fede non si

fonda sui miracoli. E` poi da notare che l'esigentissimo Randi nel suo libro

spesso giudica negativamente varie sette religiose americane di ambito

protestante, però mai la Chiesa cattolica.

 

 

I miracoli del Signore - quello che non conosce tramonto, come dice l'Exultet

pasquale - non erano per stupire o convincere, tanto che egli non ne fece a

Nazaret (Mt 13,53-58; Lc 4,23-27) e si rifiutò di darne una dimostrazione ad

Erode (Lc 23,8-11), facendosi così rimandare alla croce che lo attendeva. I

miracoli di Gesù, quelli dei Vangeli e quelli che egli ancora compie per

intercessione(26) di Maria e dei santi, non sono dimostrazioni, ma segni della

realtà da cui egli discende (Gv 4,13), come ci insegna il Vangelo di Giovanni.

Ed il segno supremo alzato davanti agli uomini perché abbiano la salvezza è la

croce, un segno che agli occhi del mondo è un segno di sconfitta. Il luogo,

l'ora e la morte furono pubblici, l'iscrizione che rivelava chi era il

crocifisso fu scritta in tutte le lingue: questo fu il segno dato a tutti gli

uomini. La Fede ci ottenga di essere associati alla risurrezione, che si compì

nel nascondimento della notte.

 

 

Ma notte che, al contrario di quella in cui ci vorrebbero fare entrare i cultori

del paranormale, era piena della luce che la Fede riceve dalla gloria del

Risorto!

 

 

                                                             Sandro Turrini

 

 

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(1) Conferenza organizzata dall'Ufficio Evangelizzazione e Catechesi della

Diocesi di La Spezia. La prima relazione, dal titolo "Fede e magia", è stata

tenuta dal Padre Fran‡ois Dermine O.P. La seconda relazione è quella riportata

qui.

 

 

(2) Uno dei rimproveri fatti a Galileo dai suoi contemporanei era proprio il non

limitarsi all'osservazione, ma di "forzare" la natura con gli esperimenti.

 

 

(3) Ma non alla falsa umiltà, come vedremo più avanti!

 

 

(4) Questo, per esempio, era il pensiero di Benedetto Croce (1866-1952). Anche

oggi però questa valutazione è piuttosto diffusa nel mondo filosofico, forse a

causa della separazione tra questo ed il mondo scientifico, conseguenza, più che

delle vicende storiche, della necessità di leggere la scienza con forme

matematiche, e quindi non immediatamente comprensibili a chi non se ne occupa a

tempo pieno.

 

 

(5) Per esempio oggi per la fisica vi è la sfida a conoscere come si legano tra

loro i "quarks", i costituenti delle particelle subnucleari, tanto che si

montano esperimenti colossali che coinvolgono diecine di stati e migliaia di

ricercatori in laboratori che assomigliano a delle piccole città, come il

C.E.R.N. (Centro Europeo di Ricerche Nucleari) di Ginevra.

 

 

(6) Si possono ricordare René Blondlot, che all'inizio del secolo ritenne di

avere scoperto dei raggi che non esistono e che egli chiamò "raggi N", e Quirino

Majorana, zio di Ettore Majorana e direttore dell'Istituto di Fisica di Torino

prima e di Bologna poi, che se negli anni venti avesse interpretato

correttamente i propri esperimenti sulla gravitazione avrebbe ulteriormente

confermato la allora nuova Teoria della Relatività generale di Einstein, ed

avrebbe forse potuto anche validamente concorrere per un Nobel, vista la

raffinatezza dei risultati ottenuti, ma che invece per tutta la sua vita

interpretò i propri esperimenti in modo scientificamente scorretto volendo

dimostrare la propria teoria, e venendo così ricordato più per i propri errori

che per i propri meriti scientifici, che non erano piccoli! Anche oggi succedono

casi del genere, pur se più raramente.

 

 

(7) Non vale parlare dei casi di "geni sconosciuti", che oggi sono sempre più

rari: i metodi di indagine si sono molto affinati! Inoltre il progresso

scientifico è sempre meno il prodotto di un solo uomo o di un caso, così che, se

qualcuno viene purtroppo eventualmente emarginato pur avendo trovato qualcosa di

valido, dopo poco tempo anche gli altri giungono alle medesime conclusioni.

 

 

(8) Nome d'arte di James Randwall: in America i prestigiatori assumono spesso

nomi di tipo italiano.

 

 

(9) James Randi, "Flim-Flam! Fandonie", Ed. Avverbi, Roma 1999.

 

 

(10) Op. Cit. pg. 28.

 

 

(11) Si ricordi, per esempio, il filmato della presunta autopsia segreta degli

"alieni" trovati in un U.F.O. che sarebbe precipitato negli Stati Uniti nel

1947. Fu presentato qualche anno fa come un colpo sensazionale, mentre era un

falso deliberato o un cascame di un qualche film. Il primo che se ne accorse fu

Pierluigi Baima Bollone, professore di Medicina Legale nell'Università di Torino

ed uno dei maggiori studiosi della Sindone, che rilevò come quella che sarebbe

stata la più grande autopsia della storia veniva eseguita con attrezzi più

simili ai coltelli da cucina che ai bisturi a disposizione nel 1947. Dissero

anche che nessun pupazzo poteva essere perfetto come quei corpi che si vedevano.

Rambaldi, il costruttore cinematografico di King Kong e di E.T., dimostrò che

invece erano pupazzi fatti male: lui avrebbe saputo fare di meglio. Ma il colpo

di grazia fu quando dopo un po' fu notato che nel filmato si vedeva un orologio

di un modello che incominciò ad essere prodotto solo nel 1959, dodici anni dopo

la presunta autopsia del 1947... Non si è più sentito parlare di quel filmato!

Riguardo poi agli U.F.O., la Teoria della Relatività vieta in pratica ogni

viaggio interstellare, e quindi è estremamente improbabile, o meglio

impossibile, che arrivino visitatori da altri sistemi solari. Cfr. S.T. "Viaggi

interstellari: fantasia o realtà?", in "I Martedì", Bologna, aprile 2000.

 

 

(12) Come già ricordato, Piero Angela non è di questi. Collabora con Randi, ed è

benemerito della divulgazione scientifica di qualità. Tutte le volte che sono

stato in grado di controllare quello che diceva nelle sue trasmissioni, ne ho

verificato l'autenticità e la serietà, che sono per altro riconosciute dalla

comunità scientifica.

 

 

(13) Sembra quasi impossibile che si continui a credere agli oroscopi quasi

quattro secoli dopo che Galileo cominciò a comprendere che i pianeti sono solo

dei "sassi" e che non esiste una differenza tra i corpi terrestri e quelli

celesti, come asserivano gli antichi, ma che le medesime leggi fisiche valgono

sia qui che nello spazio! La piccolezza delle perturbazioni indotte dai pianeti

e l'irrilevanza di quelle dovute alle stelle dovrebbero fare riflettere. Inoltre

le costellazioni assegnate ai vari mesi erano valide solo nella prima antichità:

l'asse terrestre compie una rotazione completa in circa 26 mila anni, e le

costellazioni che farebbero sfondo al sole se potessimo vedere sole e stelle

insieme a mezzogiorno - è questo il modo per calcolare il segno zodiacale a cui

appartiene un dato giorno - dopo tanti secoli sono cambiate e bisogna

retrocedere di più di un mese. Ciononostante gli oroscopi sono in un certo qual

modo legati alle caratteristiche del nome delle costellazioni: l'ariete carica a

testa bassa, il toro è forte, e così via! Ma al posto dell'ariete ci sono i

pesci, al posto del toro l'ariete... Eppure, anche nell'ambito dei cattolici

praticanti, quasi tutti conoscono il proprio segno zodiacale, e ben pochi la

data del proprio Battesimo, del proprio ingresso cioè nella vita divina. E`

ancora valida la battutaccia di Cicerone, che per un certo periodo fu aruspice

di stato e che diceva che non si rendeva conto di come un aruspice non si

mettesse a ridere quando ne vedeva un altro! L'astrologia muove miliardi, e non

è morale che televisioni e giornali pubblichino ancora gli oroscopi, neppure per

scherzo. Non si può nemmeno dire che funzionino: se fossimo tutti un po' più

accorti, basterebbe verificare l'anno dopo le previsioni degli astrologi.

 

 

(14) Questo esperimento fu fatto vicino a Roma nel 1979.

 

 

(15) Amleto, Atto I, scena V. Traduzione italiana di Raffaello Piccoli, da

"Shakespeare: Tutte le Opere", a cura di Mario Praz, Ed. Sansoni, Firenze 1964.

Il testo originale inglese è incerto in "vostra/nostra". Forse è "nostra":

«There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in our

philosophy»; da "The Oxford Shakespeare: The Complete Works", Ed. Gary Taylor,

Clarendon Press, Oxford 1988.

 

 

(16) Questo è il lavoro dello sperimentale.

 

 

(17) Questo è il lavoro del teorico.

 

 

(18) Giambattista Vico, 1668-1744.

 

 

(19) Come era Pietro a Cesarèa di Filippo, condotto da Gesù fuori dai confini di

Israele e lontano da ogni condizionamento.

 

 

(20) Le traduzioni di Matteo 16,15 e 16,17 sono secondo "La Sacra Bibbia. Nuovo

Testamento". Nuova versione C.E.I. Libreria Ed. Vaticana, 1997. Si ricordi che

"carne" e "sangue" nel linguaggio biblico sono le facoltà umane.

 

 

(21) Questo è quello che viene tentato dalla magia, che tenta di asservire il

divino e di comandarlo. E` anche, dopo tutto, il peccato di Adamo, che, su

suggerimento del demonio, vuole farsi come Dio (Gen 3,5).

 

 

(22) Questo è stato l'argomento della relazione del Padre Dermine, che mi ha

preceduto. Il punto fondamentale dell'incompatibilità è la pretesa della magia

di "assoggettare" a noi il mondo spirituale mediante certe pratiche che nulla

hanno a che fare con la preghiera, che è affidarsi alla volontà del Padre: «sia

fatta la tua volontà, come in cielo così in terra (Mt 6,10)».

 

 

(23) Si noti che la verifica riguarda la possibilità o meno di spiegare con le

sole cause naturali un evento già avvenuto.

 

 

(24) Non viene richiesto nulla (a differenza di quanto fanno i sedicenti

"maghi", che si fanno pagare profumatamente!), e nessun miracolo è mai promesso

prima: si consiglia solo di pregare.

 

 

(25) Op. Cit. pg. 272.

 

 

(26) Si ricordi che la teologia ci insegna che tutti i miracoli sono del Signore

Gesù: i santi, compresa Maria, intercedono, non li compiono.